Un esperimento con MiroFish sul turismo in Toscana
Negli ultimi giorni abbiamo fatto un esperimento che ci ha portato dentro una riflessione più ampia su come stiamo cambiando il modo di progettare, analizzare e immaginare il futuro. Una settimana fa ci siamo imbattuti in MiroFish, un sistema che in molti raccontano — forse con una certa superficialità — come uno strumento per fare “previsioni”. Ma questa definizione, più che chiarire, rischia di limitare. Perché quello che abbiamo osservato non è un motore che prova a indovinare cosa accadrà, ma un sistema capace di costruire rappresentazioni complesse della realtà e metterle in movimento.
Abbiamo deciso di usarlo su un caso concreto: il turismo in Toscana, con un focus sul Mugello. Un territorio che conosciamo bene e su cui lavoriamo, inserito oggi in una rete di dinamiche molto più ampia. Flussi internazionali che cambiano, percezioni di sicurezza che si spostano rapidamente, tensioni geopolitiche — come il recente conflitto in Iran — che, pur essendo lontane geograficamente, iniziano a generare effetti indiretti anche sulle scelte di viaggio. Non ci interessava ottenere una previsione puntuale. Ci interessava capire se fosse possibile costruire uno spazio in cui osservare queste dinamiche mentre si intrecciano.
Quello che fa MiroFish, nel concreto, è partire dai materiali che gli forniamo — documenti, analisi, dati, articoli — e trasformarli in una struttura relazionale. Non lavora sul testo in modo lineare, ma costruisce una rete di entità e connessioni: territori, attori, istituzioni, flussi, impatti, correlazioni. Relazioni come “influenzato da”, “in crescita rispetto a”, “in diminuzione”, “associato a”, “impattato da dinamiche geopolitiche”. È un passaggio fondamentale: il contenuto smette di essere descrizione e diventa sistema. Nel nostro caso, questo ha significato vedere emergere una mappa in cui Mugello non è più un punto isolato, ma un nodo dentro una rete che lo connette a Toscana, flussi globali, Medio Oriente, compagnie aeree, politiche, percezioni e media.
A questo punto il sistema compie un secondo passaggio, ancora più interessante: trasforma queste entità in agenti. Ogni nodo diventa un attore con una propria identità, una memoria, un comportamento, un livello di attività e una capacità di influenzare gli altri. Un ente come ENIT, un operatore turistico, un media di settore, un turista internazionale, un decisore politico: ciascuno viene configurato come un soggetto che può reagire, comunicare, prendere posizione. Non sono più dati. Sono punti di vista. Nel nostro caso si è formato un ecosistema di decine di agenti, ciascuno con un proprio ruolo, una propria “voce” e una diversa intensità di presenza nel sistema.
E poi succede qualcosa che, finché non lo vedi, è difficile immaginare.
La simulazione parte.
Non come una semplice elaborazione, ma come un ambiente che si attiva. Gli agenti iniziano a pubblicare contenuti, rispondere, commentare, reagire a stimoli e a ciò che fanno gli altri. Alcuni introducono temi — sicurezza, turismo internazionale, sostenibilità — altri li amplificano, altri li mettono in discussione. I media rilanciano, le istituzioni interpretano, i turisti reagiscono. Le narrazioni iniziano a muoversi.
Quello che si vede — letteralmente — è un sistema che evolve in tempo reale. Da una parte la mappa delle relazioni continua ad aggiornarsi, mostrando connessioni che si rafforzano o si indeboliscono. Dall’altra, una sorta di flusso sociale simulato in cui gli agenti “parlano”, interagiscono e producono contenuti. Sotto, un monitor di simulazione che scandisce i cicli, gli eventi, le interazioni.
Non è un output.
È un processo in corso.
Ed è qui che, per noi, cambia davvero il paradigma. Perché quello che emerge non è una previsione, ma una dinamica osservabile. Non una risposta, ma un comportamento del sistema. Nel caso del Mugello, questo significa poter osservare — dentro uno spazio simulato — come possono cambiare le intenzioni di viaggio, come si modificano le percezioni, come alcune narrazioni prendono forza mentre altre si indeboliscono, come un evento lontano può propagarsi nel sistema fino ad arrivare alle scelte individuali.
Per chi lavora su territori, questo apre una possibilità nuova. Non si tratta più solo di leggere dati o costruire strategie a partire da analisi statiche. Si tratta di progettare ambienti in cui quei dati possono interagire, generare comportamenti, far emergere scenari. È un passaggio da una logica descrittiva a una logica esplorativa.
Strumenti come questo non servono a dirci cosa succederà.
Servono a costruire le condizioni per osservare cosa potrebbe succedere.
E forse è proprio qui il punto più interessante: non stiamo più lavorando solo sul presente, né cercando di anticipare il futuro. Stiamo iniziando a costruire spazi in cui il futuro può emergere, mentre lo osserviamo.
E questo, per chi progetta sistemi, territori e organizzazioni, cambia radicalmente il modo di fare strategia.
Il risultato di questo esperimento sul Mugello?
Lo racconteremo nella prossima newsletter.
Se ti va di seguirci in questo percorso, puoi iscriverti qui.
Negli ultimi giorni abbiamo fatto un esperimento che ci ha portato dentro una riflessione più ampia su come stiamo cambiando il modo di progettare, analizzare e immaginare il futuro. Una settimana fa ci siamo imbattuti in MiroFish, un sistema che in molti raccontano — forse con una certa superficialità — come uno strumento per fare “previsioni”. Ma questa definizione, più che chiarire, rischia di limitare. Perché quello che abbiamo osservato non è un motore che prova a indovinare cosa accadrà, ma un sistema capace di costruire rappresentazioni complesse della realtà e metterle in movimento.
Abbiamo deciso di usarlo su un caso concreto: il turismo in Toscana, con un focus sul Mugello. Un territorio che conosciamo bene e su cui lavoriamo, inserito oggi in una rete di dinamiche molto più ampia. Flussi internazionali che cambiano, percezioni di sicurezza che si spostano rapidamente, tensioni geopolitiche — come il recente conflitto in Iran — che, pur essendo lontane geograficamente, iniziano a generare effetti indiretti anche sulle scelte di viaggio. Non ci interessava ottenere una previsione puntuale. Ci interessava capire se fosse possibile costruire uno spazio in cui osservare queste dinamiche mentre si intrecciano.
Quello che fa MiroFish, nel concreto, è partire dai materiali che gli forniamo — documenti, analisi, dati, articoli — e trasformarli in una struttura relazionale. Non lavora sul testo in modo lineare, ma costruisce una rete di entità e connessioni: territori, attori, istituzioni, flussi, impatti, correlazioni. Relazioni come “influenzato da”, “in crescita rispetto a”, “in diminuzione”, “associato a”, “impattato da dinamiche geopolitiche”. È un passaggio fondamentale: il contenuto smette di essere descrizione e diventa sistema. Nel nostro caso, questo ha significato vedere emergere una mappa in cui Mugello non è più un punto isolato, ma un nodo dentro una rete che lo connette a Toscana, flussi globali, Medio Oriente, compagnie aeree, politiche, percezioni e media.
A questo punto il sistema compie un secondo passaggio, ancora più interessante: trasforma queste entità in agenti. Ogni nodo diventa un attore con una propria identità, una memoria, un comportamento, un livello di attività e una capacità di influenzare gli altri. Un ente come ENIT, un operatore turistico, un media di settore, un turista internazionale, un decisore politico: ciascuno viene configurato come un soggetto che può reagire, comunicare, prendere posizione. Non sono più dati. Sono punti di vista. Nel nostro caso si è formato un ecosistema di decine di agenti, ciascuno con un proprio ruolo, una propria “voce” e una diversa intensità di presenza nel sistema.
E poi succede qualcosa che, finché non lo vedi, è difficile immaginare.
La simulazione parte.
Non come una semplice elaborazione, ma come un ambiente che si attiva. Gli agenti iniziano a pubblicare contenuti, rispondere, commentare, reagire a stimoli e a ciò che fanno gli altri. Alcuni introducono temi — sicurezza, turismo internazionale, sostenibilità — altri li amplificano, altri li mettono in discussione. I media rilanciano, le istituzioni interpretano, i turisti reagiscono. Le narrazioni iniziano a muoversi.
Quello che si vede — letteralmente — è un sistema che evolve in tempo reale. Da una parte la mappa delle relazioni continua ad aggiornarsi, mostrando connessioni che si rafforzano o si indeboliscono. Dall’altra, una sorta di flusso sociale simulato in cui gli agenti “parlano”, interagiscono e producono contenuti. Sotto, un monitor di simulazione che scandisce i cicli, gli eventi, le interazioni.
Non è un output.
È un processo in corso.
Ed è qui che, per noi, cambia davvero il paradigma. Perché quello che emerge non è una previsione, ma una dinamica osservabile. Non una risposta, ma un comportamento del sistema. Nel caso del Mugello, questo significa poter osservare — dentro uno spazio simulato — come possono cambiare le intenzioni di viaggio, come si modificano le percezioni, come alcune narrazioni prendono forza mentre altre si indeboliscono, come un evento lontano può propagarsi nel sistema fino ad arrivare alle scelte individuali.
Per chi lavora su territori, questo apre una possibilità nuova. Non si tratta più solo di leggere dati o costruire strategie a partire da analisi statiche. Si tratta di progettare ambienti in cui quei dati possono interagire, generare comportamenti, far emergere scenari. È un passaggio da una logica descrittiva a una logica esplorativa.
Strumenti come questo non servono a dirci cosa succederà.
Servono a costruire le condizioni per osservare cosa potrebbe succedere.
E forse è proprio qui il punto più interessante: non stiamo più lavorando solo sul presente, né cercando di anticipare il futuro. Stiamo iniziando a costruire spazi in cui il futuro può emergere, mentre lo osserviamo.
E questo, per chi progetta sistemi, territori e organizzazioni, cambia radicalmente il modo di fare strategia.
Il risultato di questo esperimento sul Mugello?
Lo racconteremo nella prossima newsletter.
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