il marketing è una cosa seria
Il blog di Marketing Toys
Impariamo a surfare, surfando, tra marketing, innovazione, società e persone. Iscriviti alla nostra newsletter per restare sempre aggiornato sul mondo dell'innovazione, comunicazione e marketing, clicca qui.
Il blog di Marketing Toys

Bye Bye Big Influencer!


Per definizione l'Influencer Marketing è la capacità di “influenzare”, di generare un passaparola strategico che vada ad incidere in maniera significativa sulla visibilità di un brand ed è un concetto strettamente legato ai social media.

Con questa pandemia tutto ciò che sembrava ormai consuetudine ha cambiato prospettiva delineando un trend piuttosto netto: la crisi degli influencer con milioni di follower. 

Seth Godin, il guru del marketing contemporaneo, in occasione del lancio del suo nuovo libro “LA PRATICA” edito da Roi Edizioni, ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore, proprio in merito all’argomento: “Il futuro degli influencer appartiene già al passato. Perché nella maggior parte dei casi coloro che vengono definiti influencer non lo sono affatto. Piuttosto sono hacker egoriferiti legati alle pubbliche relazioni, e per giunta spesso scarsamente remunerati. D’altronde raccontarsi sui social media è una corsa che non porta alcun vantaggio, perchè nel lungo periodo non genera né attenzione e né fiducia. Nella stragrande maggioranza dei casi i social sono una trappola. Certamente ci forniscono un microfono, ma sta poi soltanto a noi decidere come utilizzarlo al meglio”. 

I Big Influencer sembrano quindi essere sempre meno capaci di “influenzare" realmente il proprio pubblico, in favore di profili molto più piccoli, in grado però di coinvolgere realmente chi li sceglie.

Il Report dell’ONIM “ Influencer marketing 2020” ha analizzato la crisi nera dei Giga Influencer. Questo studio ha misurato il coinvolgimento del rapporto like-follower in base 
al numero medio di mi piace su ciascun post, rispetto al numero di followers: le conclusioni a cui è arrivato sono  che profili Instagram da milioni o decine di migliaia di seguaci, gli utenti fanno clic su mi piace meno che mai.
Al contrario i Nano Influencer (ovvero profili con poche migliaia, a volte centinaia, di followers) riescono realmente a creare con la propria community uno stretto e reale rapporto, fatto di vero coinvolgimento sia sui post e sulle stories pubblicate.
Il calo dell’engagement risulta interessare diversi settori, tra i quali viaggi, moda, food e sport. Funziona invece ancora bene il beauty. 

Less is more. Stando alla ricerca, meno followers hai, migliore sarà il coinvolgimento che saprai creare: sono infatti gli utenti che hanno tra i 1000 a 5000 followers a garantirsi il tasso di coinvolgimento più elevato e ad avere fan più fedeli.
Il problema dunque alla base di questo cambiamento risulta proprio essere una mancanza di fiducia da parte del consumatore verso figure troppo autorevoli e distanti: oggi i consumatori hanno la capacità di riconoscere subito un contenuto fake o esplicitamente commerciale. 
Originalità e autenticità le parole d'ordine che sembrano essere al centro per un costruire rapporto di fiducia reciproca con la propria fanbase.

I nuovi influencer sono persone reali quindi che dopo aver acquistato prodotti e/o servizi da un brand, condividono un contenuto in maniera spontanea sul loro profilo social. 
Ciò che conta è la passione, non si tratta più di un mero contenuto pubblicato dietro investimenti in campagne di influencer marketing  - sponsorizzato da un brand - bensì di un contenuto creato spontaneamente da un utente che va a contribuire la credibilità del brand agli occhi delle propria base di fan, e quindi agli occhi di altri potenziali consumatori.

Ma che cosa comporterà questo cambiamento di rotta?
Chiunque vorrà, potrà dare il via alla sua carriera di influencer, anche se Seth Godin mette in guardia sul fatto che questa sia in effetti una carriera valida anche nel in futuro: "Oggi l’accesso per tutti a un microfono è un dato di fatto, la differenza la fanno però quelle persone che decidono di apportare cambiamenti reali nel mondo, lavorando generosamente e senza distrazioni. Ecco perché il vero creativo è il leader che crea la soluzione del problema. La creatività è una scelta ed è un’abilità, non un talento. È il lavoro di ascolto, di comprensione del cliente e del mercato. Questa visione affonda le radici nella tradizione italiana: la si coglie in Leonardo, in Michelangelo, in Dante. Quello che impariamo da queste figure è che essere pionieri e affrontare le difficoltà è il segreto per una leadership efficace”. 

I segreti per - provare a - riuscirci? 
- Condividere didascalie oneste, sincere e autentiche al fine di ispirare sincera fiducia;
- Attingere alla propria personalità per connettersi con i propri seguaci ideali;
- Allontanarsi dalle norme dei social media condividendo attivamente chi realmente si è, in cosa crediamo ed offrendo uno sguardo dietro le quinte della propria vita.

Buona fortuna, futuro influencer! ;)
Federica
www.marketingtoys.it
Marketing