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Space Cow Boys and Cow Girls: welcome in the new space economy era


Welcome in the new space economy era.


Da oltre 21 anni, non è passato un solo giorno senza che ci fosse un essere umano nello spazio. Tutto questo è stato possibile grazie alla nascita e all’evoluzione della stazione spaziale internazionale (anche denominata ISS – International Space Station).

Era infatti il 20 novembre 2000 quando si aprì per la prima volta il portellone del modulo russo Zvezda all’interno della ISS, il cui assemblaggio incominciò due anni prima. Da quel momento ISS ha visto un susseguirsi ininterrotto di equipaggi; parliamo di centinaia di astronauti che l’hanno abitata, effettuando esperimenti dalla biologia, medicina, astronomia all’astrofisica in un ambiente di microgravità, permettendo di accrescere le nostre conoscenze in ambito spaziale.
La collaborazione internazionale si è indirizzata verso l’ideazione di molteplici piani finalizzati all’esplorazione spaziale, con il fine ultimo di portare l’uomo nello spazio aperto. Le stesse agenzie spaziali pronosticano che nei prossimi anni ci saranno missioni verso i corpi celesti a noi più vicini e conosciuti. La prima fase sarà di stampo robotico, come possiamo vedere ora su Marte o sugli asteroidi, solo successivamente si passerà ad una esplorazione umana. Questa precisa scelta di utilizzare strumenti elettronici è significativa perché evidenzia come si è più attenti e cauti nei confronti della sicurezza dell’astronauta.

Le agenzie spaziali internazionali, sia pubbliche che private, si stanno sempre di più occupando di progetti finalizzati all’espansione della presenza umana all’interno del Sistema Solare.
Si è aperta ufficialmente l’era degli Space Cow Boys e Cow Girls.

Ma perché andiamo nello spazio?

Lo spazio non è solo un non luogo misterioro da raggiungere, i motivi per i quali da decenni si investe in ricerca spaziale e viaggi spaziali sono molteplici:
  • Ricercare la vita al di fuori della Terra, cercando di scoprire e studiare l’evoluzione e l’interazione dei vari sistemi planetari.
  • Comunicare alla popolazione le scoperte e i progressi col fine di incrementare l’interesse sociale;
  • Sostenere la vita umana nello spazio, cercando nuove tecnologie che possano permettere agli equipaggi di sopravvivere sfruttando risorse locali. Lo spazio non è solo ricerca. Lo spazio non è solo futuro. Lo spazio è un presente migliore, per tutti;

Il settore aerospaziale nel mondo.

Tutte le nazioni stanno investendo in ricerca spaziali, impiegando spesso ingenti risorse, pubbliche e private, per primeggiare in quella che sembra stia diventando un’economia a se stante: si parla infatti già di new space economy.

L’America è il maggiore consumatore di tecnologie e prodotti aerospaziali con il Dipartimento della Difesa e la NASA. L’industriale aerospaziale americana ha impiegato quasi 427 mila salariati nel 2006 tra il governo americano e le diverse aziende private.

In Europa, l’Unione Europea e le diverse aziende private come Airbus, Thales e Leonardo sono le rappresentanti dell’industriale aerospaziale europea. Secondo i dati della Fondazione Amaldi, presentati a Torino nel maggio 2022 alla sesta edizione di “Primavera dell’Innovazione”, il settore spaziale europeo (sia pubblico che privato) ha quadruplicato il giro di affari dal 2017 arrivando alla cifra del valore di 26,3 miliardi di euro. Inoltre, l’Italia è il terzo paese dell’Unione Europea per numero di startup spaziali, sono ben 375; nonostante questi dati la catena del valore italiana all’interno dell’ecosistema della New Space economy fatica ancora a decollare. La necessità di accrescere questo settore è impellente. Bisogna verificare se sia possibile sviluppare un meccanismo in grado di coniugare tecnologia, finanza e sostenibilità, incrementando i finanziamenti pubblici e programmi commerciali col fine di edificare una vera e propria industria competitiva a livello nazionale ma soprattutto europeo.

In Asia, in particolare la Cina, dove ci sono dei centri specializzati, si svolge ricerca nel campo della progettazione, testando e producendo aerei, missili e veicoli spaziali, parliamo di: Pechino, Xi’an, Chengdu, Shanghai e Shenyang. L’India, nello specifico Bangalore, che è un grande polo dell’industriale aerospaziale del paese dove ha sede la ISRO ovvero l’Indian Space Research Organisation, riuscì nel 2008 a lanciare un satellite Chandrayaan-1 verso la Luna. Il Pakistan è un’industria ancora in via di sviluppo e secondo diverse ricerche si stima che tale paese nei prossimi anni diventerà alla pari dei suoi paesi circostanti come l’India.

La New Space Economy

L’economia della New Space è un termine che evidenzia la partecipazione di imprese private finanziate con capitale di rischio nel settore spaziale. Hanno incrementato in maniera significativa la coscienza pubblica del settore pubblico, evidenziando che lo spazio fa parte di tutti noi ogni giorno. Il mondo spaziale si evolve rapidamente, trasformandosi da un settore di nicchia ad un settore aperto a tutti, in grado di coinvolgere grand parte del settore commerciale e della pubblica amministrazione. In poco meno di dieci anni la New Space Ecomony ha introdotto diversi strumenti sofisticati come i veicoli spaziali privati, vedi SpaceX di Elon Musk, arrivando ai voli per turisti spaziali come quello di Blue Origin.

La crescita e l’evoluzione della New Space Economy comporta la creazione di nuove infrastrutture sia in orbita terrestre che geostazionaria, offrendo un accesso veloce a tutte le informazioni proveniente dallo spazio, direttamente proporzionale alla progressiva digitalizzazione di informazioni, beni e servizi. Tutto questo permette un grande risparmio ma soprattutto l’aumento di creazione di valore di qualunque settore, facendo la differenza soprattutto nel monitoraggio del territorio e infrastrutture in situazioni critiche. Nei prossimi anni si pensa che soggetti appartenenti ai settori industriali più disparati potranno rivolgersi a tutti i servizi offerti dalla New Space Economy.

Benvenuti nella new space economy.

Photo © Nasa
Innovation Society Space Economy